lunedì 20 luglio 2026

GIORNO 4 "DA SMARTNO A BOVEC": le banane di Caporetto

 


Colazione ottima ma Magellan cerca per un’ora i guantini per poi scoprire che li avevo io per sbaglio. Insulti. 

Salita e discesa infinita in un bosco popolata solo da una vecchia coi bastoncini che saliva in mezzo al nulla. Da verificare la realtà dell’apparizione. 

Prima calda fatta bene vicino a Caporetto (e non siamo stai i primi a prendere un liscio e un busso li'). Collassati in un parco giochi con la giostrine per bambini. Magellan si addormenta per terra due volte e io svengo su una panchina rotonda contrario alla biodinamica pensando di non rialzarmi più.

Ripartiamo con lo sguardo nel vuoto. Ben sapendo che sarà solo dolore. 

Al grido di Magellan che era poco tecnica affrontiamo il Camel Trophy con ponti tibetani e discese a scale e bici in testa. Io non riesco a trattenermi e insulto generazioni passate di Magellan. Che ride del mio dolore. Passiamo per una gola dove giovani americani fanno tuffi dalle rocce. Sospiro di invidia della loro gioventù immortale. 

Arrivo a Bovec. 

Siccome Magellan c’era già stato e era stato male, confermiamo quello stesso albergo. 

Merenda ferma crollo. E poi cena in un altro bar di Guerre Stellari. Magellan senza un lamento mangia di seguito due zuppe di crauti fermentati e fagioli. Odori di vecchio armadio in una RSA a seguire. 

sabato 18 luglio 2026

GIORNO 3 "DA TRIESTE A SMARTNO": una volta eravamo uomini


Dopo una colazione prestigiosa decidiamo di proseguire in treno. Chiaro segno di omosessualità incombente. Per cui giornata libera a Trieste. Compro, mettendoci un’ora, un costume da bagno che non userò. Spiaggia e poi attraversiamo Trieste per un massaggio. Da un picchiatello che mi rovina. La sua casa era congelata dagli anni 70, temevo che ci uccidesse. E giorno dopo dovrò anche sopportare il dopo tortura. 

Poi stazione di Trieste e treno fino a Šmartno. Poi in taxi fino al bellissimo paesino con una vista a 360 gradi. 

Magellan si incazza perché ordino un prosecco nella patria del Sauvignon. Poi cena senza fine perché i cuochi leggevano dei libri in cucina. Però buona. 

A letto insieme in matrimoniale. io come spesso succede "dormo accanto a me che sono sveglio" (cit. F. Fellini).

GIORNO 2 "DA PORTOROSE A TRIESTE": il bar di guerre stellari esiste

 


Partiamo presto la mattina tanto non c’è niente da salvare qui. Però pur avendo fatto il giro del coglione per non dimenticare niente in albergo perdo il caricatore del telefono di Giuda. Poche cose aperte e finiamo in un bar da aperitivi serali che ha solo delle brioche. Parte in salita. Giro bello. Vigneti, tanti su e giù (mangia e bevi). Tratta poco tecnica. Giuda continua a essere Mezza Ruota ma ormai mi sono abituato. Vediamo il panorama del più grande deposito di auto invendute del mondo. Salita grintosa. Arriviamo a Trieste e ci fermiamo ancora in riserva sparata in un ristorante di Guerre Stellari con tavolate di picchiatelli. Dopo un inizio poco promettente Magellan tira fuori dal cilindro un albergo bello e poco costoso. Pisolo pomeridiano. 

Giro turistico per la bellissima Trieste che io non avevo mai visitato e poi cena tipica leggerissima al Buffet Siora Rosa. Magellan ordina un ettaro di prosciutto cotto dopo cena perché aveva ancora fame. 

Torniamo in albergo. Partita dei mondiali. Ma gambe da buttare via. 

Faremo il punto all’indomani ma non ci sono buoni presupposti. 

giovedì 16 luglio 2026

GIORNO 1 "DA POREC A PORTOROSE": un tuffo nel socialismo reale




Colazione prestigiosa circondati dalla squadra di karate' svedesi, niente battute e occhi bassi che questi ci ammazzano.

E iniziamo a seguire la ciclabile Parenzo. Bella, super ben indicata e panorami belli e vari. Magellan si muove sicuro e io seguo a cervello spento. Risate. Discorsi seri. Risate. Chiaramente senza ricordare una parola di quello che ci siamo detti. 

Non si capisce come ma sono quasi 100 km tutti in discesa fino a Porto Rose.  Ci fermiamo a pranzo in un paese che sembra Toscana. Io salto il pranzo e la pagherò. 

Io sono cotto a puntino perché non ho praticamente mangiato niente, neanche gel. Non so ancora perché. Megellan fa il bagno e io aspetto che lui finisca, seduto per terra con il culo nudo di un vecchio davanti. Non so ancora il perché. 

Tutti gli alberghi decenti sono prenotati e finiamo in un ostello. Raro esempio di socialismo reale. Camera grintosa. Cena grintosetta. Calo verticale della qualità della fauna. Effetto PortoGarbaldi.




mercoledì 15 luglio 2026

GIORNO 0 "DA VENEZIA A POREC" nome della tappa "Ombelico del Mondo"


Arriviamo in parcheggio a Mestre. 
Montiamo le bici. Siamo carichi a palla 

Io stranamente mi ricordo tutte le tecnologie poi partiamo e mi dimentico subito i guanti sulla macchina. La ciclabile di Mestre è stata studiata apposta per farti perdere. Anche Magellan accusa il colpo. 

Chiaramente e emblematicamente il nostro tour inizia a venezia. L’unica città al mondo in cui è proibito andare in bici. 

Arriviamo a piedi all’imbarco del traghetto e io faccio la spesa a un Conad dove compro tutto ma soprattutto due ettari di focaccia e 10 crostatine di marmellata. Ne mangerò 8 in traghetto. 

Il controllo dogana ci fa smontare tutte le borse delle bici. Imbarchiamo e attraversiamo venezia e ci godiamo la città. 

Dopo circa 3 ore arriviamo al tramonto in Croazia. Dal porto all’albergo. Rismontiamo ancora per il parcheggio. Poi cena e ci innamoriamo della cameriera e del suo ombelico. 

Sveglia prima della sveglia colazione e in sella. 

"TIRARE DRITTO?!" TOUR 2026


Anche quest'anno ho caricato le borse su Peter Pan (nome della gravel, ispirato dalla sua frase "Non voglio crescere") e sono andato nel terre selvagge. Meno dell'anno scorso e non da solo (per Canada e Montana) ma con il leggendario Magellan Giuda Mezza Ruota, con cui avevamo affrontato Italy Divide due anni fa. Un giro meraviglioso a scoprire terre che non conoscevo. E tante risate, cretinate e risate ancora. Pochi chilometri ma tanto dislivello. Spettacolo

lunedì 29 giugno 2026

"MI PIACE IL VENTO PERCHE' NON SI PUO' COMPERARE" cit. G. A.



Dieci giorni di vento, con i miei figli in acqua in kite tutti i giorni, tutto il giorno (io meno....). 10 giorni a non fare il papa', solo a parlare di vento, cose da adulti e cretinate, tante cretinate. E vedere come in mare si capiscano anche le personalita' diverse dei miei ragazzi: uno sempre nel mezzo del oceano piu' incazzato, da solo, a prendere le onde piu' grosse e il vento piu' forte quasi invisibile dalla spiaggia. L'altro, mai paura, a provare dei "trick" spacca osso del collo (cultura da TikTok), davanti alla riva per farsi vedere. Che se L, amore della vita mia e loro madre, vedesse cosa gli permettevo di fare, mi licenzierebbe.

Io sempre una merda, pero' a un livello migliore. 

giovedì 25 giugno 2026

GRINDER


DA ROMOLO RANIERI

"Ogni tanto penso al ruolo che amo fare in barca. Al perché, dopo tanti anni, continui ancora a piacermi. Al perché continui ad alimentare la mia passione per il navigare e per l’allenarmi ogni giorno, anche quando farlo può essere veramente difficile.

Forse la risposta sta in una sensazione molto semplice.

Quella che arriva a fine giornata quando sai di avere dato tutto.

Quando senti di avere fatto la tua parte.

E quando questo non succede, invece di cercare una scusa, ti chiedi perché.

Cerchi di capire cosa è mancato.

E il giorno dopo provi a fare meglio.

Per me essere grinder parte da qui.

C’è un piccolo equivoco che accompagna da sempre questo ruolo.

Molti pensano che basti essere forti. Che bastino spalle larghe, braccia potenti e qualche chilo di muscoli in più degli altri.

La forza conta, certo.

Ma raramente è ciò che distingue davvero un buon grinder.

Servono competenze veliche, spesso costruite in anni di esperienza. Chi arriva dalla vela le sviluppa naturalmente. Chi proviene da altri sport deve conquistarle con pazienza, umiltà e tempo.

Servono sensibilità, capacità di leggere una situazione, di capire cosa sta per succedere e di essere pronti quando serve.

Perché un grinder non è semplicemente forza applicata a una maniglia.

È energia messa al servizio della barca e della squadra.

Poi arriva tutto il resto: disponibilità, responsabilità, voglia di imparare, capacità di fare bene anche quei lavori che nessuno vede.

Forse è proprio per questo che i grinder arrivano dalle storie più diverse.

Ho navigato con velisti cresciuti sulle derive, con atleti provenienti da altri sport, con giovani cyclor delle nuove generazioni di foiling boat e con plurivincitori di Coppa America.

Percorsi completamente diversi.

Eppure, guardando indietro, mi accorgo che ciò che ricordo di più non sono i risultati, i numeri o i watt prodotti.

Ricordo soprattutto chi erano.

Perché il grinder non è soltanto quello che produce energia per la barca.

Spesso è quello che si accorge che manca l’acqua a bordo.

Che il cibo non è stato caricato.

Che qualcuno è ancora impegnato a finire il proprio lavoro e avrà bisogno di mangiare quando tutti gli altri avranno già finito.

Sono dettagli.

Ma è proprio nei dettagli che spesso si riconoscono le persone migliori.

Con il tempo alcuni diventano velisti più completi, altri si specializzano nei sistemi, altri assumono ruoli organizzativi o manageriali, altri restano grinder per tutta la carriera.

Ma ciò che conta davvero non è dove arrivano.

È come ci arrivano.

Ricordo ancora una frase di Massimo Galli, “Centu”, il mio primo compagno nella mia prima esperienza di Coppa America.

Diceva che per fare il grinder non bastava essere intelligente.

All’epoca non ne comprendevo fino in fondo il significato.

Oggi sì.

Perché non bastano l’intelligenza, la forza o il talento.

Servono umiltà, affidabilità, disponibilità.

Serve la capacità di fare il proprio lavoro senza il bisogno continuo di dimostrare qualcosa.

Negli anni ho scoperto che fare il grinder è stato molto più di un ruolo a bordo.

Mi ha insegnato a osservare meglio i valori degli altri e il modo in cui stanno dentro una squadra.

Ed è forse questa la lezione più bella.

Perché a un certo punto capisci che le qualità che rendono preziosa una persona in barca sono spesso le stesse che la rendono preziosa nella vita.

Quando qualcuno non mette il proprio ego davanti al gruppo.

Quando ha il coraggio di dire: “Ho sbagliato”.

Quando rimane sincero anche quando la verità è scomoda.

Quando non sparisce nei momenti difficili.

Quando sai che, se ne avrai bisogno, ci sarà.

Durante le campagne di Coppa America a cui ho partecipato mi è capitato di occuparmi della selezione di diversi grinder.

E quasi sempre mi ritrovavo a farmi la stessa domanda.

Me lo porterei in battaglia?

Mi sentirei più tranquillo sapendo di averlo al mio fianco?

Non era una domanda tecnica.

Era una domanda umana.

Perché la competenza è importante.

Ma la fiducia lo è ancora di più.

Naturalmente qualche volta ci si sbaglia.

Fa parte dell’esperienza.

Fa parte dell’imparare a conoscere le persone.

Guardando indietro, mi accorgo che quelle che ricordo di più non sono necessariamente le persone che producevano più watt.

Sono quelle che miglioravano il gruppo.

Quelle che facevano sentire migliori le persone accanto a loro.

Quelle che davano l’esempio senza avere bisogno di proclamarlo.

Quelle su cui si poteva contare.

Quando c’era da lavorare.

Quando c’era da sacrificarsi.

Quando c’era semplicemente da esserci.

Perché dopo migliaia di ore passate ad allenarsi, a spingere quando si è stanchi e a lavorare quando nessuno guarda, si capisce una cosa.

Il grinder non è quello che gira le maniglie. Il grinder è quello su cui la squadra sa di poter contare. Sempre.

Forse è per questo che continuo ad amare questo ruolo. Non per le maniglie. Non per i numeri. Non per la fatica. Ma per ciò che mi ha insegnato sulle persone.

Perché alla fine la forza non è la qualità più rara. L’affidabilità sì. E quella vale in barca, nello sport e nella vita".

lunedì 22 giugno 2026

OLTRE ITACA


 

Solo il mare, ancora.

Ancora il vento.
E qualcosa in me
che non chiedeva più di riuscire,
né di dimostrare,
né di vincere.
Chiedeva soltanto
di riprovare a andare in kite.

Come il marinaio della canzone,
non il capitano caro agli eroi,
ma quello che ha paura,
che conta i giorni,
che vorrebbe pane, vino, casa
e tuttavia, se c’è ancora mare,
dice:
sono pronto, dove andiamo?

Così sono tornato in mare,
vecchio abbastanza
da non vergognarmi più della fatica,
da sapere che si può ripartire
solo dopo aver smesso
di chiedere al mare chi sei.

Ieri sono entrato in acqua
con tutti e due i miei figli.
E guardandoli accanto a me,
così naturali nel vento,
così felici da non sapere
che stavano chiudendo un cerchio,
ho pensato che la vita
ha una misericordia strana.

A volte Itaca
non è il luogo dove smetti.
È il luogo dove capisci
che puoi ripartire,
senza più dover essere un eroe

sabato 13 giugno 2026

ENDLESS SUMMER


Caro Iacopo,

quella del 2026 sarà per te un’estate senza fine.

Non nel senso del tempo o delle stagioni. Gli inverni arriveranno, come arrivano sempre per tutti. Saranno freddi, bui, a volte lunghi. 

Ma questa estate continuerà a vivere altrove. Sarà un’estate senza fine nei tuoi ricordi.

Sei andato fino alla fine del mondo, in un luogo dove non c’è nulla: solo vento, mare, orizzonte e quattro amici. Eppure, proprio lì, si nasconde tutto ciò che conta.

È un rito di passaggio.

Ci sono passato anch’io, tanti anni fa, forse nel 1983, con B., un amico vero. Eravamo a Porto Pollo. Dormivamo in una roulotte sgangherata, chiaramente senza bagno, con la testa piena di Maestrale e la sensazione che il mondo fosse infinito e noi avremmo vissuto per sempre.

Quei giorni non torneranno mai.

Eppure sono ancora lì. Scoloriti, confusi, sfocati come una vecchia fotografia. Il tempo ne ha consumato i dettagli, ma non l’emozione. Alcuni momenti hanno questo privilegio: finiscono, ma non se ne vanno.

Anni dopo, per noi ne sono passati più di quaranta, non ricorderai ogni giornata, ogni onda o ogni tramonto. Ricorderai invece la libertà. Il vento. Le risate. 

La scoperta che la felicità può essere incredibilmente semplice.

E allora custodisci questa estate. Perché un giorno, quando gli anni saranno passati e arriverà un inverno, ti basterà chiudere gli occhi per tornare lì.

E scoprirai che una parte di te non è mai tornata.

sabato 16 maggio 2026

CATENA IN TIRO



Catena in Tiro e' l'unica vera e unica unita' di misura dello sforzo nel ciclismo. Dimenticate i watt, il VO2, FTP, Joule, Battito cardiaco. 

Voi mettete in un rapporto duro e tenete la catena in tiro. 

Sempre.

martedì 5 maggio 2026

"LE ESTATI SONO POCHE"


Giuda Mezzaruota con cui pianifichiamo il giro in bikepacking di quest'anno, dopo l'Italy Divide insieme del 2024, mi ha mandato il text "le estati sono poche". 

A cui io, di 14 anni piu' vecchio, ho risposto: "A me lo dici?".

Ripubblico un totem di Vialli:

"Ognuno di noi ha una "data di scadenza". Non so quando la luce potrebbe spegnersi. Oggi so che ho il dovere di di comportarmi in un certo modo nei confronti delle persone, di mia moglie, delle mie figlie perché non so quanto vivrò.

Quindi ti dà questa opportunità di scrivere le lettere, di sistemare assolutamente le cose".

"La malattia non è esclusivamente sofferenza. Ci sono dei momenti bellissimi. La malattia ti può insegnare molto di come sei fatto, ti può spingere anche più in la rispetto al modo anche superficiale in cui viviamo la nostra vita. La considero anche un'opportunità. Non ti dico che arrivo fino ad essere grato nei confronti del cancro, però non la considero una battaglia. L'ho detto più volte. Se mi mettessi a fare la battaglia col cancro ne uscirei distrutto. Lo considero una fase della mia vita, un compagno di viaggio, che spero prima o poi si stanchi e mi dica 'Ok, ti ho temprato.

Ti ho permesso di fare un percorso, adesso sei pronto'"

"Cerco di non perdere tempo, di dire ai miei genitori che gli voglio bene. 


E mi sono reso conto che non vale più la pena di perdere tempo e fare delle stronzate. Fai le cose che ti piacciono e di cui sei appassionato per il resto non c'è tempo. Siamo qui per cercare di capire il senso della vita e io ti dico, ho paura di morire".


-Gianluca Vialli