lunedì 24 febbraio 2020

"I’m leaving again. New year, new season". Ci riprovo?

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"I’m leaving again. New year, new season. Time to pack my suitcase; I know the process; the routine stays the same. I’m sent a ticket; I’m sent a plan. I rarely know where I’m going if I were to point it out on a map – I just have to turn up. My bike is ready when I land. New kit; same colours. ⠀

I’ve spent most of the winter training alone, my shadow as my only companion on the road, always a half wheel ahead of me. Me against myself, trying to beat the rider I was yesterday. ⠀

Pre-season camps have come and gone. It’s time to pin on a number – it doesn’t count until you’ve got two numbers on your back. Discs, electronic gearshift, aero helmets, it’s the pins that keep it all together. I almost prick my finger to remind myself what’s in store.⠀

I find comfort in sticking to my routines because everything else is so unpredictable. No one knows what’s going to happen. Everyone is waiting to see who comes out on top, but deep down all we want is to see who cracks. 200 bike riders line up, only one crosses the line first. The rest go home with shattered dreams. ⠀

First race of the year. ⠀

I look around. Who looks lean? Who looks fat? The arms are always a giveaway. I’ve followed a plan for months. Stuck to it religiously. Now it’s time to see if it’s worked. I catch my reflection in empty shop windows, pretending I’m looking at something else. But we all do it.⠀

I can feel the insecurity creep up. Could I have done better? Have the others trained more?⠀

Why care about the others? They’re not pushing my pedals. At the end of the day it’s the lungs, legs and heart that decide the outcome.⠀

So why do I do it? Why put myself through so much suffering, year in, year out? Because I’m addicted to it. We all are. It’s got to hurt; that’s the whole point. Those who can’t accept it rarely last very long: they pull out; they quit; they go home.⠀

You don’t have to win for it all to make sense. You have to do the hard miles in order to enjoy the tailwind. It may only last for a minute. Eventually it all works out, when your legs feel like a reservoir of power." ⠀

Chris Juul-Jensen: back in the bunch.⠀

#Rouleur #InsideThePeloton

giovedì 30 gennaio 2020

5 secondi da giocare

Caro basket,
dal momento in cui ho cominciato ad arrotolare i calzini di mio padre
e a lanciare immaginari tiri della vittoria nel Great Western Forum
ho saputo che una cosa era reale:
mi ero innamorato di te
Un amore così profondo che ti ho dato tutto
dalla mia mente al mio corpo
dal mio spirito alla mia anima.
Da bambino di 6 anni
profondamente innamorato di te
non ho mai visto la fine del tunnel.
Vedevo solo me stesso
correre fuori da uno.
E quindi ho corso.
Ho corso su e giù per ogni parquet
dietro ad ogni palla persa per te.
Hai chiesto il mio impegno
ti ho dato il mio cuore
perché c’era tanto altro dietro.
Ho giocato nonostante il sudore e il dolore
non per vincere una sfida
ma perché TU mi avevi chiamato.
Ho fatto tutto per TE
perché è quello che fai
quando qualcuno ti fa sentire vivo
come tu mi hai fatto sentire.

Hai fatto vivere a un bambino di 6 anni il suo sogno di essere uno dei Lakers
e per questo ti amerò per sempre.
Ma non posso amarti più con la stessa ossessione.
Questa stagione è tutto quello che mi resta.
Il mio cuore può sopportare la battaglia
la mia mente può gestire la fatica
ma il mio corpo sa che è ora di dire addio.
E va bene.
Sono pronto a lasciarti andare.
E voglio che tu lo sappia
così entrambi possiamo assaporare ogni momento che ci rimane insieme.
I momenti buoni e quelli meno buoni.
Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo.
E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò,
che rimarrò per sempre quel bambino
con i calzini arrotolati
bidone della spazzatura nell’angolo
5 secondi da giocare.
Palla tra le mie mani.
5… 4… 3… 2… 1…
Ti amerò per sempre,
Kobe

lunedì 20 gennaio 2020

PAIN CAVE - CAMERA CON VISTA


Ogni scusa è buona per comprare il rulli smart e swift o simili....

venerdì 10 gennaio 2020

PRIMA DELLA PARTENZA



c'e sempre una strana sensazione prima della partenza
devo fare bene in questo 2020

sabato 14 dicembre 2019

OGGI PRIMO GENNAIO 2020

"Ogni fine è un inizio, ogni inizio è una fine"
Ho deciso di incominciare oggi con i propositi del nuovo anno
la lista è sempre quella: cibo, allenamento, mansarda, riposo, stretching, core/palestra.

sabato 30 novembre 2019

ALLA FINE TUTTO QUELLO CHE CONTA E' QUI



ieri sera era buio.
ho dovuto implorarti, ma alla fine sei venuto.
l'abbiamo già' fatto diverse volte
hai 10 anni e soffi cone un mantice, trascini i piedi.
E forse mi mandi anche a cagare a ogni passo.
Pero' quando corri con me
io sono il re del mondo

lunedì 25 novembre 2019

e' nelle notti più buie che si vedono le stelle



oggi c'era un vento molto forte, pioveva a tratti e c'era freddo.
giornata ideale per ricominciare a soffrire
e motivazione anche da MS che continua a macinare maratone (ieri a Firenze)




sabato 26 ottobre 2019

UN ALTRO IRONMAN



ho fatto più fatica oggi a fare 30km piano in bici che a fare l'ironman



lunedì 16 settembre 2019

domenica 8 settembre 2019

LE COLPE DEI FIGLI RICADONO SUI PADRI


Oggi parlero' di quando un padre (io), ignorante di calcio, va alle partite di calcio del figlio (10 anni) e ne vede tutti i difetti di quando era un fallito (non che adesso sia diverso) in ogni sport avesse provato da bambino.
E urla da bordo campo che bisogna correre, attaccare, non avere paura.
Ma grazie a Dio poi arriva la mamma che rimette in riga il papa'.
E il papa' da quel momento urla solo il nome della squadra di calcio del figlio, incitando il team.

dio salvi le mamme






venerdì 6 settembre 2019

«L’importante non è vincere; è pensare in modo vincente»




"Forse in bicicletta è più facile sentirsi invincibile, non pensare a niente, scattare fino a sentire il dolore fino alla testa. Ma quando metti il piede a terra no, quello è un’altra cosa". e mi alzo sui pedali



"Fuori dall'ospedale c'è scritto "Humanitas". Che poi significa proprio questo: guardarsi negli occhi e parlare. I miei di occhi sono gialli. E il dottore mi dice: «Si fermi Gianluca».
Lo guardo dubbioso. Perché mi devo fermare? La mia vita è un continuo movimento tra Londra, Milano, la BBC, Sky, la mia famiglia, i miei colleghi, i campi da golf, gli amici. Cosa devo fermare?
La risposta me la dà la risonanza magnetica: ferma tutto Luca. Hai un tumore al pancreas.
Quando me lo dicono, ancora non lo so che è uno dei più gravi. Ma lo capisco da come il dottore soffia parole fuori dalle labbra: «Ci sono buone possibilità»...
Buone possibilità di cosa? Quando lo capisco, io che fino a quel punto della mia vita non sapevo niente di malattie, biopsie, pet-scan, di linfonodi e liquidi di contrasto, mi sento perduto...
Bisogna muoversi in fretta, ho una settimana prima dell'operazione.
Quando mi sveglio dopo l'intervento c'è mia moglie, ho tubi collegati al collo e all'addome. E una lunga cicatrice in mezzo agli addominali. Lei ha gli occhi che bruciano di felicità.
«È andata bene» dice. «Quanto devo stare qui», le chiedo. «Quindici giorni».
Esco dall'ospedale dopo sei, tra le proteste dei medici che mi invitano comunque a condividere un lungo trattamento con il professor Cunningham, a Londra. Ma prima c'è Natale. Lo passiamo in Inghilterra tutti insieme e guardo queste persone come non lo avevo guardate mai.
Il giorno di Santo Stefano lo dico alle bambine. Come? Così come lo sto dicendo a voi.
Mentre parlo con loro, e loro piangono, io piango, capisco che non è vero che il cancro è il grande nemico da sconfiggere. Non è una lotta per uccidere lui, ma è una sfida per cambiare sé stessi...
Ho bisogno di dialogare con la paura. La paura vera, quella che ti fa chiudere in bagno e piangere; paura di non riuscire a dire le parole che servono. Ne parlo con Cunningham: «Dottore lei crede che io possa guarire pensando in modo positivo che io guarirò». Lui, uomo di scienza mi risponde di sì. È tutto quello che mi serve.
Ci costruisco intorno una nuova routine e mi ci dedico anima e corpo: mi sveglio presto, medito su piccole frasi fondamentali, cerco il silenzio, mi focalizzo sui dettagli piacevoli, faccio esercizio, leggo e scrivo un pensiero positivo ogni giorno…
Scrivo su una serie di post-it gialli le frasi che sono nel mio libro. Mentre vi scrivo queste righe ho finito la chemio e i trattamenti radio ma ancora non so come andrà a finire questa partita, lo scoprirò più avanti.
Quello che so è che mi sono preparato bene e ho dato il massimo; che la mia squadra non poteva giocare meglio. E che mi hanno passato la palla, come la si passa ad un attaccante.
Quindi sono lì davanti, la rete la vedo bene, così come la linea di porta e quella di fondo.
So come si fa. Ma ogni volta che calcio per fare gol è sempre come la prima volta: hai bisogno di un bel po' di coraggio. E anche di un pizzico di fortuna».

lunedì 2 settembre 2019

RACE DAY





ogni giorno, tanti di noi, incominciano una gara.
non sappiamo come andrà a finire.
se vinceremo, se perderemo, se non arriveremo in fondo.
ma "ogni gara è lunga, e alla fine, è solo con noi stessi".

lunedì 26 agosto 2019

martedì 13 agosto 2019

EMERGENZA ANZIANI



Esco in bici, ci sono 40 gradi
me li godo tutti,
ma avete idea di quanto freddo mi sono beccato in 12 anni di Amsterdam?