lunedì 16 settembre 2019

domenica 8 settembre 2019

LE COLPE DEI FIGLI RICADONO SUI PADRI


Oggi parlero' di quando un padre (io), ignorante di calcio, va alle partite di calcio del figlio (10 anni) e ne vede tutti i difetti di quando era un fallito (non che adesso sia diverso) in ogni sport avesse provato da bambino.
E urla da bordo campo che bisogna correre, attaccare, non avere paura.
Ma grazie a Dio poi arriva la mamma che rimette in riga il papa'.
E il papa' da quel momento urla solo il nome della squadra di calcio del figlio, incitando il team.

dio salvi le mamme






venerdì 6 settembre 2019

«L’importante non è vincere; è pensare in modo vincente»




"Forse in bicicletta è più facile sentirsi invincibile, non pensare a niente, scattare fino a sentire il dolore fino alla testa. Ma quando metti il piede a terra no, quello è un’altra cosa". e mi alzo sui pedali



"Fuori dall'ospedale c'è scritto "Humanitas". Che poi significa proprio questo: guardarsi negli occhi e parlare. I miei di occhi sono gialli. E il dottore mi dice: «Si fermi Gianluca».
Lo guardo dubbioso. Perché mi devo fermare? La mia vita è un continuo movimento tra Londra, Milano, la BBC, Sky, la mia famiglia, i miei colleghi, i campi da golf, gli amici. Cosa devo fermare?
La risposta me la dà la risonanza magnetica: ferma tutto Luca. Hai un tumore al pancreas.
Quando me lo dicono, ancora non lo so che è uno dei più gravi. Ma lo capisco da come il dottore soffia parole fuori dalle labbra: «Ci sono buone possibilità»...
Buone possibilità di cosa? Quando lo capisco, io che fino a quel punto della mia vita non sapevo niente di malattie, biopsie, pet-scan, di linfonodi e liquidi di contrasto, mi sento perduto...
Bisogna muoversi in fretta, ho una settimana prima dell'operazione.
Quando mi sveglio dopo l'intervento c'è mia moglie, ho tubi collegati al collo e all'addome. E una lunga cicatrice in mezzo agli addominali. Lei ha gli occhi che bruciano di felicità.
«È andata bene» dice. «Quanto devo stare qui», le chiedo. «Quindici giorni».
Esco dall'ospedale dopo sei, tra le proteste dei medici che mi invitano comunque a condividere un lungo trattamento con il professor Cunningham, a Londra. Ma prima c'è Natale. Lo passiamo in Inghilterra tutti insieme e guardo queste persone come non lo avevo guardate mai.
Il giorno di Santo Stefano lo dico alle bambine. Come? Così come lo sto dicendo a voi.
Mentre parlo con loro, e loro piangono, io piango, capisco che non è vero che il cancro è il grande nemico da sconfiggere. Non è una lotta per uccidere lui, ma è una sfida per cambiare sé stessi...
Ho bisogno di dialogare con la paura. La paura vera, quella che ti fa chiudere in bagno e piangere; paura di non riuscire a dire le parole che servono. Ne parlo con Cunningham: «Dottore lei crede che io possa guarire pensando in modo positivo che io guarirò». Lui, uomo di scienza mi risponde di sì. È tutto quello che mi serve.
Ci costruisco intorno una nuova routine e mi ci dedico anima e corpo: mi sveglio presto, medito su piccole frasi fondamentali, cerco il silenzio, mi focalizzo sui dettagli piacevoli, faccio esercizio, leggo e scrivo un pensiero positivo ogni giorno…
Scrivo su una serie di post-it gialli le frasi che sono nel mio libro. Mentre vi scrivo queste righe ho finito la chemio e i trattamenti radio ma ancora non so come andrà a finire questa partita, lo scoprirò più avanti.
Quello che so è che mi sono preparato bene e ho dato il massimo; che la mia squadra non poteva giocare meglio. E che mi hanno passato la palla, come la si passa ad un attaccante.
Quindi sono lì davanti, la rete la vedo bene, così come la linea di porta e quella di fondo.
So come si fa. Ma ogni volta che calcio per fare gol è sempre come la prima volta: hai bisogno di un bel po' di coraggio. E anche di un pizzico di fortuna».

lunedì 2 settembre 2019

RACE DAY





ogni giorno, tanti di noi, incominciano una gara.
non sappiamo come andrà a finire.
se vinceremo, se perderemo, se non arriveremo in fondo.
ma "ogni gara è lunga, e alla fine, è solo con noi stessi".

lunedì 26 agosto 2019

martedì 13 agosto 2019

EMERGENZA ANZIANI



Esco in bici, ci sono 40 gradi
me li godo tutti,
ma avete idea di quanto freddo mi sono beccato in 12 anni di Amsterdam?


domenica 4 agosto 2019

domenica 28 luglio 2019

FIGHT





e come dice ironcowboy (50 ironman in 50 giorni in 50 stati):

"...but that doesn't mean your hard, isn't easier or harder than mine.

they are both hard at the same level.

Whaterever you are going through, 

whatever trials and tribulations you are having, it is hard.

Fight.

Go to finish."


venerdì 26 luglio 2019

TAG L'HA ADOS* (ce l'hai addosso per i non ferraresi)





ma quanto bello e' che non vedi l'ora di fare allenamento?

*la citazione invece e' riferita a quando l'eroina andava di moda e a un urlo che un tossico storico di ferrara fece a un amico che c'era cascato dentro pesante


domenica 21 luglio 2019

L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA




Abbiamo corso insieme per tanti anni, tutte le sere alle sette.
Tu facevi il lento e io facevo il veloce.
Battevi le mani, dicevi "giro di vite" e dovevo partire per un'altra ripetuta, sempre troppo vicina a quella appena finita.
Morivo ogni sera, però mi facevi andare forte.
Abbiamo corso insieme per tanti anni, tutte le sere alle sette.
Ogni sera. Nel buio, nel freddo, nella nebbia, nel caldo, fino la fine della gioventù.
Poi io sono partito e tu sei rimasto a casa.
avevi due e ventotto sulla maratona
quando ti ho scritto tutto contento che avevo fatto quattro e venti nella mia prima maratona mi hai solo risposto "vergognati".
sei corso via per sempre, in pochi mesi
e adesso capisco quante volte in quei pochi mesi magari hai ripensato a tutte le volte che ti sei incazzato per niente, ai momenti persi dei tuoi figli, o quante volte hai guardato senza vedere.

 " L’eccezionalità del momento, per chi sente la morte addosso – per usare un’espressione pirandelliana – e la normalità per chi è preso nel giro usuale della vita con i suoi piccoli impegni quotidiani, segnano i due termini della dialettica che sì anima nel grande soliloquio del protagonista.
Egli analizza lucidamente le sue ultime sensazioni, evocando brandelli di vita comune, particolari di una quotidianità che per lui s’allontana irrimediabilmente e per questo rende preziosi i ricordi anche di fatti di poco conto. Nella solennità della sua solitudine sembra aver raggiunto inattese consapevolezze sulla vita che gli sfugge e sulla morte, senza rimpianti e senza pentimenti, quasi godendo amaramente della sua irripetibile esperienza segnata dall’eco della fine, che gli consente di dedicarsi con interesse a osservare l’anonima vita degli altri, per coglierne il senso."

martedì 16 luglio 2019

SETTANTACINQUEMILA KM DI CORSA



ho scoperto che uno super simpatico che lavora con me è uno dei fondatori del UTMB e che ha 75.000 km sul telaio.

domenica 7 luglio 2019

The Barkley Marathons: The Race That Eats Its Young - Trailer 1





che spettacolo, solo king of pain potrebbe pensare di farla.

no, forse neanche lui è cosi fuori.

Dove i sogni vanno a morire.

quest'anno nessuno l'ha finita


venerdì 5 luglio 2019

IL PERICOLO DEL CICLISMO - da Ciclo perpetuo

Il ciclismo è uno sport pericoloso. Ma non basta l'arcinoto rischio di cadute, urti, collisioni a definirlo tale.

Il ciclismo è innanzitutto ammantato dal mistero, specialmente per chi non lo conosce. 
Per chi, cioè, non ne conosce le dinamiche: dalle sottili leggi fisiche che ne comandano le traiettorie e gli equilibri, 
sino alle regole del ciclismo come sport, quello da guardare in diretta televisiva 
e che è sempre meno decifrabile, ormai soppiantato dalla più comprensibile sfera-che-rimbalza 
in un Paese come il nostro.

Ma il mistero si infittisce ancor più quando il profano ne osserva la fatica, 
e si domanda: "Ma perchè? Chi te lo fa fare?".

Chi si avvicina a questa attività, a questo sport, o anche alla bici come mezzo di trasporto quotidiano, 
è un coraggioso. E' uno che ha scelto di accertarsi da solo cosa significhi.

Personalmente, ho trascorso centinaia di ore col culo su un sellino in ogni sua declinazione: 
per andare e tornare da lavoro, per viaggiare con la biga stracarica in posti mai visti, 
per un allenamento su strada fissando la ruota anteriore, e ultimamente aggiungo pure la mia prima Granfondo.
E sono proprio i miei giri di pedale ad avermi lasciato la convinzione che il ciclismo è uno sport pericoloso.

Perchè col ciclismo ti abitui a stare per strada, a farne parte e a comprenderne in anticipo le insidie, e i vantaggi. 
Diventi scaltro, cominci a pensare in anticipo le possibili mosse di chi ti sta attorno. 
Talvolta arrivi a predire il futuro, tanto certi comportamenti (anche irregolari o illeciti) sono ripetitivi e prevedibili.

Il ciclismo è pericoloso perchè ti abitua alla fatica, e tutti quanti noi prima o poi abbiamo vissuto quel momento 
in cui ti ritrovi a zero forze, lontano da un qualsiasi arrivo, e l'unica via d'uscita è continuare a pedalare.

Il ciclismo è pericoloso perchè ti insegna a subire i capricci del clima, facendoli tuoi, sentendotene parte, 
e magari alla fine arrivando a gioire di una pioggerellina, di una nevicata. Il vento non è mai tuo amico, 
e se ti dà una mano prima o poi se la riprende con gli interessi. Ma quella del vento è una storia a parte. 
Il fatto è che, abituandoti a ogni clima, non lo consideri più un fattore condizionante per le tue normali attività.

Il ciclismo è pericoloso perchè impari a conoscerti dentro, 
e proprio nei momenti di maggiore difficoltà scopri le risorse che nessuno,

ma davvero NESSUNO,
si è mai incaricato
di informarti
che possano
esistere.

Le scopri da solo, raccogliendole dal fondo di un barile, e una volta scoperte sono tue, sai come sono fatte, 
come funzionano, sai dove attingerle da ora in poi, sono uno dei motori di un cambiamento 
che vivi sulla tua pelle. Inarrestabile, pervasivo, 
un cambiamento che si insinua anche nelle restanti attività della tua esistenza.

Il ciclismo è pericoloso perchè ti fa accorgere di cosa può essere superfluo 
e cosa invece è essenziale per la tua felicità. Riscoprendo te stesso, 
quindi, ti accorgi che una camminata a piedi, una rollerata, o una pedalata di mezz'ora sostituiscono egregiamente 
qualsiasi autoveicolo motorizzato. Un pericolo gigantesco, ma non certo per te.

Il ciclismo è pericoloso perchè quando entri in contatto con altri ciclisti, nelle tue medesime condizioni, 
si verificano manifestazioni di solidarietà e partecipazione altrimenti sconosciute, dal dare assistenza meccanica 
al donare una barretta, una banana, una bottiglietta, una chiacchiera, un saluto, un cenno. Indifferenza mai, 
neppure quando guardi altri ciclisti in televisione: 
ti viene il fiatone o ti si agitano le gambe e non riesci a stare fermo, lì, seduto sul divano di casa tua, 
senza neppure sentirti un pirla.

Il ciclismo è pericoloso perchè viaggiando in bici, muovendoti, conoscendo posti nuovi e gente nuova, 
ti accorgi delle somiglianze. Ti accorgi quindi delle dimensioni davvero minuscole della pietra cosmica 
sulla quale siamo nati, ti accorgi dell'idiozia dei confini, 
dell'idiozia di PARECCHIE COSE, dell'idiozia di PARECCHIE PERSONE e delle loro pseudo-idee.

Il ciclismo è pericoloso perchè per strada, su una bici, mentre pedali, ti accorgi delle differenze. 
Le differenze tra chi bada al prossimo suo tenendo gli occhi aperti, 
e chi invece guarda al resto del mondo come un impiccio, tra una coda sulla provinciale 
e l'ennesimo messaggio uozzapp
Le differenze tra chi ha sempre in serbo un sorriso o una gentilezza gratuita, 
e chi un'imprecazione o un colpo di clacson. 
Tra chi sfreccia sfiorandoti a venti centimetri, e chi ti sorpassa rallentando tenendo un metro e mezzo di distanza. 
Ed il vero pericolo è che - nel mio caso è stato immediato - 
di queste differenze ne fai delle precise categorie morali con cui soppesare la realtà circostante: 
dopodichè fai delle scelte, basandoti su ciò che hai visto. 
Il reale pericolo in questo caso è che potrebbe pure saltarti in mente di orientare le tue scelte per cambiare quello che non ti va.

Il ciclismo è pericoloso, pericolosissimo, perchè ti fa pensare. Il mantra ritmico delle tue gambe e del tuo respiro 
ti svuota dalle puttanate che ti trascini addosso, ed è un vuoto ricco di sensazioni, ti si riempie la testa di pensieri, 
ragioni, rifletti, un benefico reset che rende tutto più lucido e chiaro. 
Una volta terminato di pedalare, lo stesso problema di prima adesso ha almeno una soluzione, 
fosse pure quella di fottertene. Ed entrando in contatto con i tuoi pensieri ti inebrii di tale condizione, 
sentendo come inutile il ricorso a pensieri altrui spacciati per entertainment. 
Diventa inutile guardare il 95% dei programmi in televisione, per esempio. 
Nel mio caso più che inutile lo trovo fastidioso, a volte oltraggioso.

Il ciclismo è pericoloso perchè quando imbocchi questo cammino sai che lo stai pavimentando tu a forza di garretti, 
e non vuoi più smettere. Con l'allenamento diventa più facile, e la pavimentazione ti porta più lontano, 
a conoscere più cose, e via così.

Il ciclismo è pericoloso perchè forgia un carattere, basato sull'adattabilità, la versatilità, la sportività, 

l'accettazione di quel che trovi per strada, la sensibilità alle cose più piccole, ai dettagli seminascosti. 
Certo, i ciclisti non sono gente famosa per avere un carattere esattamente facile, 
ma non è nulla di cui preoccuparsi: gli altri prima o poi si abituano.

Il ciclismo è pericoloso perchè rinforza dal punto di vista fisico, oltrechè da quello psicologico. 

Ore e ore passate a pedalare in ogni condizione climatica non risultano costituire una ragione sufficiente 
per farti venire un raffreddore. E arrivi a goderti beatamente le tue quarantasei pulsazioni al minuto a riposo, 
i tuoi sei litri di capacità polmonare, i tuoi centoquindici su settanta di pressione arteriosa, 
i tuoi valori ematici da manuale che suscitano invidia anche nei dottori che ti visitano.
Farmacie, medici di base e ambulatori si trasformano così in un addobbo urbano, 
una connotazione marginale del tuo campo visivo.

Ma il ciclismo è pericoloso, pericolosissimo, perchè come fai a fargli paura, a uno così? 

Come fai a intimidire uno con questo stile di vita, a uno abituato a tutto questo?
A uno che fa cinquanta chilometri con un panino e una banana che gli fai, gli aumenti il prezzo del carburante?
A uno che, se deve andare da qualche parte, ci va in bici, che gli fai, gli aumenti il prezzo dell'autosilo in centro?
A uno che grazie al proprio stile di vita basato sulla bici risparmia quattrini a palate, che gli fai, per intristirlo? 
Gli fai fallire la banca?
A uno del genere, come fai ad orientare, a condizionare i suoi gusti, i suoi consumi? 
Gli proponi il concorsone a punti con un'automobile in palio?
A uno che si ammala raramente, che non sa cosa sia una coda in auto, a uno pienamente padrone del proprio tempo, 
ma che cosa ti devi inventare, per impensierirlo? Gli aumenti il ticket? Gli piazzi un casello in tangenziale?
A uno abituato a pensare con la sua testa, a badare al concreto, 
e che quindi esclude la televisione dal proprio orizzonte, che gli fai, per persuaderlo di qualcosa?

E infine, il ciclismo è pericoloso perchè ti fa sentire libero. 
Col corpo, col cuore, con la mente. E ti scopri capace di cose che stupiscono anche te stesso. 

Ma qui mi fermo, perchè non troverei le parole per descriverla, una roba così. 


E, nel caso, non resta che provarla.