martedì 16 luglio 2019

SETTANTACINQUEMILA KM DI CORSA



ho scoperto che uno super simpatico che lavora con me è uno dei fondatori del UTMB e che ha 75.000 km sul telaio.

domenica 7 luglio 2019

The Barkley Marathons: The Race That Eats Its Young - Trailer 1





che spettacolo, solo king of pain potrebbe pensare di farla.

no, forse neanche lui è cosi fuori.

Dove i sogni vanno a morire.

quest'anno nessuno l'ha finita


venerdì 5 luglio 2019

IL PERICOLO DEL CICLISMO - da Ciclo perpetuo

Il ciclismo è uno sport pericoloso. Ma non basta l'arcinoto rischio di cadute, urti, collisioni a definirlo tale.

Il ciclismo è innanzitutto ammantato dal mistero, specialmente per chi non lo conosce. 
Per chi, cioè, non ne conosce le dinamiche: dalle sottili leggi fisiche che ne comandano le traiettorie e gli equilibri, 
sino alle regole del ciclismo come sport, quello da guardare in diretta televisiva 
e che è sempre meno decifrabile, ormai soppiantato dalla più comprensibile sfera-che-rimbalza 
in un Paese come il nostro.

Ma il mistero si infittisce ancor più quando il profano ne osserva la fatica, 
e si domanda: "Ma perchè? Chi te lo fa fare?".

Chi si avvicina a questa attività, a questo sport, o anche alla bici come mezzo di trasporto quotidiano, 
è un coraggioso. E' uno che ha scelto di accertarsi da solo cosa significhi.

Personalmente, ho trascorso centinaia di ore col culo su un sellino in ogni sua declinazione: 
per andare e tornare da lavoro, per viaggiare con la biga stracarica in posti mai visti, 
per un allenamento su strada fissando la ruota anteriore, e ultimamente aggiungo pure la mia prima Granfondo.
E sono proprio i miei giri di pedale ad avermi lasciato la convinzione che il ciclismo è uno sport pericoloso.

Perchè col ciclismo ti abitui a stare per strada, a farne parte e a comprenderne in anticipo le insidie, e i vantaggi. 
Diventi scaltro, cominci a pensare in anticipo le possibili mosse di chi ti sta attorno. 
Talvolta arrivi a predire il futuro, tanto certi comportamenti (anche irregolari o illeciti) sono ripetitivi e prevedibili.

Il ciclismo è pericoloso perchè ti abitua alla fatica, e tutti quanti noi prima o poi abbiamo vissuto quel momento 
in cui ti ritrovi a zero forze, lontano da un qualsiasi arrivo, e l'unica via d'uscita è continuare a pedalare.

Il ciclismo è pericoloso perchè ti insegna a subire i capricci del clima, facendoli tuoi, sentendotene parte, 
e magari alla fine arrivando a gioire di una pioggerellina, di una nevicata. Il vento non è mai tuo amico, 
e se ti dà una mano prima o poi se la riprende con gli interessi. Ma quella del vento è una storia a parte. 
Il fatto è che, abituandoti a ogni clima, non lo consideri più un fattore condizionante per le tue normali attività.

Il ciclismo è pericoloso perchè impari a conoscerti dentro, 
e proprio nei momenti di maggiore difficoltà scopri le risorse che nessuno,

ma davvero NESSUNO,
si è mai incaricato
di informarti
che possano
esistere.

Le scopri da solo, raccogliendole dal fondo di un barile, e una volta scoperte sono tue, sai come sono fatte, 
come funzionano, sai dove attingerle da ora in poi, sono uno dei motori di un cambiamento 
che vivi sulla tua pelle. Inarrestabile, pervasivo, 
un cambiamento che si insinua anche nelle restanti attività della tua esistenza.

Il ciclismo è pericoloso perchè ti fa accorgere di cosa può essere superfluo 
e cosa invece è essenziale per la tua felicità. Riscoprendo te stesso, 
quindi, ti accorgi che una camminata a piedi, una rollerata, o una pedalata di mezz'ora sostituiscono egregiamente 
qualsiasi autoveicolo motorizzato. Un pericolo gigantesco, ma non certo per te.

Il ciclismo è pericoloso perchè quando entri in contatto con altri ciclisti, nelle tue medesime condizioni, 
si verificano manifestazioni di solidarietà e partecipazione altrimenti sconosciute, dal dare assistenza meccanica 
al donare una barretta, una banana, una bottiglietta, una chiacchiera, un saluto, un cenno. Indifferenza mai, 
neppure quando guardi altri ciclisti in televisione: 
ti viene il fiatone o ti si agitano le gambe e non riesci a stare fermo, lì, seduto sul divano di casa tua, 
senza neppure sentirti un pirla.

Il ciclismo è pericoloso perchè viaggiando in bici, muovendoti, conoscendo posti nuovi e gente nuova, 
ti accorgi delle somiglianze. Ti accorgi quindi delle dimensioni davvero minuscole della pietra cosmica 
sulla quale siamo nati, ti accorgi dell'idiozia dei confini, 
dell'idiozia di PARECCHIE COSE, dell'idiozia di PARECCHIE PERSONE e delle loro pseudo-idee.

Il ciclismo è pericoloso perchè per strada, su una bici, mentre pedali, ti accorgi delle differenze. 
Le differenze tra chi bada al prossimo suo tenendo gli occhi aperti, 
e chi invece guarda al resto del mondo come un impiccio, tra una coda sulla provinciale 
e l'ennesimo messaggio uozzapp
Le differenze tra chi ha sempre in serbo un sorriso o una gentilezza gratuita, 
e chi un'imprecazione o un colpo di clacson. 
Tra chi sfreccia sfiorandoti a venti centimetri, e chi ti sorpassa rallentando tenendo un metro e mezzo di distanza. 
Ed il vero pericolo è che - nel mio caso è stato immediato - 
di queste differenze ne fai delle precise categorie morali con cui soppesare la realtà circostante: 
dopodichè fai delle scelte, basandoti su ciò che hai visto. 
Il reale pericolo in questo caso è che potrebbe pure saltarti in mente di orientare le tue scelte per cambiare quello che non ti va.

Il ciclismo è pericoloso, pericolosissimo, perchè ti fa pensare. Il mantra ritmico delle tue gambe e del tuo respiro 
ti svuota dalle puttanate che ti trascini addosso, ed è un vuoto ricco di sensazioni, ti si riempie la testa di pensieri, 
ragioni, rifletti, un benefico reset che rende tutto più lucido e chiaro. 
Una volta terminato di pedalare, lo stesso problema di prima adesso ha almeno una soluzione, 
fosse pure quella di fottertene. Ed entrando in contatto con i tuoi pensieri ti inebrii di tale condizione, 
sentendo come inutile il ricorso a pensieri altrui spacciati per entertainment. 
Diventa inutile guardare il 95% dei programmi in televisione, per esempio. 
Nel mio caso più che inutile lo trovo fastidioso, a volte oltraggioso.

Il ciclismo è pericoloso perchè quando imbocchi questo cammino sai che lo stai pavimentando tu a forza di garretti, 
e non vuoi più smettere. Con l'allenamento diventa più facile, e la pavimentazione ti porta più lontano, 
a conoscere più cose, e via così.

Il ciclismo è pericoloso perchè forgia un carattere, basato sull'adattabilità, la versatilità, la sportività, 

l'accettazione di quel che trovi per strada, la sensibilità alle cose più piccole, ai dettagli seminascosti. 
Certo, i ciclisti non sono gente famosa per avere un carattere esattamente facile, 
ma non è nulla di cui preoccuparsi: gli altri prima o poi si abituano.

Il ciclismo è pericoloso perchè rinforza dal punto di vista fisico, oltrechè da quello psicologico. 

Ore e ore passate a pedalare in ogni condizione climatica non risultano costituire una ragione sufficiente 
per farti venire un raffreddore. E arrivi a goderti beatamente le tue quarantasei pulsazioni al minuto a riposo, 
i tuoi sei litri di capacità polmonare, i tuoi centoquindici su settanta di pressione arteriosa, 
i tuoi valori ematici da manuale che suscitano invidia anche nei dottori che ti visitano.
Farmacie, medici di base e ambulatori si trasformano così in un addobbo urbano, 
una connotazione marginale del tuo campo visivo.

Ma il ciclismo è pericoloso, pericolosissimo, perchè come fai a fargli paura, a uno così? 

Come fai a intimidire uno con questo stile di vita, a uno abituato a tutto questo?
A uno che fa cinquanta chilometri con un panino e una banana che gli fai, gli aumenti il prezzo del carburante?
A uno che, se deve andare da qualche parte, ci va in bici, che gli fai, gli aumenti il prezzo dell'autosilo in centro?
A uno che grazie al proprio stile di vita basato sulla bici risparmia quattrini a palate, che gli fai, per intristirlo? 
Gli fai fallire la banca?
A uno del genere, come fai ad orientare, a condizionare i suoi gusti, i suoi consumi? 
Gli proponi il concorsone a punti con un'automobile in palio?
A uno che si ammala raramente, che non sa cosa sia una coda in auto, a uno pienamente padrone del proprio tempo, 
ma che cosa ti devi inventare, per impensierirlo? Gli aumenti il ticket? Gli piazzi un casello in tangenziale?
A uno abituato a pensare con la sua testa, a badare al concreto, 
e che quindi esclude la televisione dal proprio orizzonte, che gli fai, per persuaderlo di qualcosa?

E infine, il ciclismo è pericoloso perchè ti fa sentire libero. 
Col corpo, col cuore, con la mente. E ti scopri capace di cose che stupiscono anche te stesso. 

Ma qui mi fermo, perchè non troverei le parole per descriverla, una roba così. 


E, nel caso, non resta che provarla.

martedì 2 luglio 2019

E mi alzo sui pedali - grande pagina di ciclismo


"In fondo questi sono gli Appennini. Le salite lunghe e infinite, dove forse ti senti da solo come in nessun altro posto. Morto. Perso. Qualsiasi cosa ricordi un deserto in cui non sai più un cazzo se non che stai colando come quel maledetto Mottarello in mano a un bambino di tre anni. Ancora non so se la testa comanda le gambe o viceversa, so che sono legate indissolubilmente per qualche strano sortilegio che solo il ciclismo sa, e va bene così. Non so neanche cosa comandi quando stai andando a vincere da solo il Campionato Italiano dopo cinque ore sotto il sole cocente. Solo win. Una delle pochissime cose intraducibili. Solo. Quando andavamo in montagna portavamo un gioco di carte che si chiamava così: quando rimanevi con una sola carta avevi quasi vinto. Quasi. Sì perché poi c’erano sempre di mezzo un sacco di cose, tre turni come tre giri. Quasi vinto, è una cosa che da fastidio. Come ce l’hai quasi fatta dai che sei quasi arrivato. Il significato di una vittoria in solitaria, nel ciclismo, è quasi paragonabile al significato della vita. Un sacco di chilometri a sfuggire dalle ombre e poi ti accorgi che quell’ombra eri tu.Il fiume scorre come una piccola quieta ferita tra i ciottoli bianchi. Nei boschi tornano gli spiriti selvatici di queste aspre colline, animali eremiti solitari che appaiono con il buio. 
Sono già lontana quando penso che ogni volta che chiudiamo gli occhi dobbiamo essere sicuri di avere dato tutto.
I sogni hanno ancora messaggi per noi."

altra roba buona qui

NO BRAIN, NO PAIN

Alla fine anche se ho la ciste sotto la spalla e mi fa male, il dottore ha detto che non peggiora a nuotarci su.
E cosi' ieri ho ricominciato, sento un po' malino a ogni bracciata.
Ma cos'e' il dolore alla fine?
Non e' quello che cerchiamo?

sabato 15 giugno 2019

GRAVEL CON I TUBOLARI, SEMPRE INTELLIGENTE



Non so ancora se mi è piaciuta la mia prima uscita in gravel
qui c'è una sterrata che va dal Maine alla Florida (dicono).
oggi sono andato a farne 35 dei 4500km
con i tubolari interi ne ho fatti 30.....

La meraviglia del basket: lettera di un papà al proprio figlio

domenica 24 marzo 2019

ICARUS



ho perso quattro mesi, adesso inizio un programma Icarus.
Che sia ancora in giro Rodechenkov?

sabato 23 marzo 2019

Inizio di stagione in uno stato di forma non buono. Ma posso andare anche peggio




Però è bellissimo morire di fatica.
20 minuti a soglia: 
non perché andavo forte, perché era quasi quattro mesi che non pedalavo



giovedì 21 marzo 2019

IL PRIMO GIORNO DELLA MIA NUOVA VITA (UNO DEI TANTI)




C'erano molte frasi più epiche ma, in verità, la vita non mi ha mai colpito duro, anzi.
Per cui Mickey mi sembra più appropriato.
Due mesi fa è stata una falsa partenza.
Vediamo se sono capace di fare un altro round.


domenica 27 gennaio 2019

UN MESE SENZA SPORT



dove eravamo rimasti?
avevo smesso su una pista da fondo e ricomincio su una pista da fondo dall'altra parte del mondo. Vermont. gli americani ne vanno pazzi....e noi che abbiamo le Dolomiti, lo Stelvio, la Val d'Aosta....ma questa e' un'altra storia.
In questi ultimi anni, dal 2008 più' o meno, non avevo mai fatto un periodo cosi' lungo senza fatica, sudore o lacrime.
mi sono dovuto fermare per le spalle e per il tendine ma soprattutto perché non riesco a gestire il nuovo lavoro, l'arrivo della famiglia in America e lo sport.
Dovevo mollare da qualche parte: la decisione e' stata naturale.
Pero' adesso testa sul manubrio e ricominciamo il vero triathlon: lavoro, famiglia e sport.

BREAKING NEWS: la mattina dopo mi sono svegliato con un gran male al ginocchio. forse devo imparare qualcosa....


lunedì 31 dicembre 2018

FLYING AWAY FROM HOME*




Quest’anno è diverso. 
Come dice il Boss in Homeland: 
“Sono stato laggiù nel deserto. Cercando nella polvere. Aspettando un segnale”.
Che non è arrivato. 
Hai fatto tutto in fretta. 
Visto tutti in fretta. 
Salutato con un arrivederci sapendo che era un addio. 

Non riuscirai a dimenticare gli occhi pazzi di tua madre. E gli occhi persi di tuo padre. 
“Non è con la morte che si finisce”.
E adesso state andando lontano. 
Lontano anche da quello che dovresti fare. 
Che dovresti diventare. 
Forse lontano da quello che sei veramente. 

“Non è con la morte che si finisce”. 
Hai interrotto un libro prima di leggere la fine. 
Aspetterai una telefonata. 
Per tornare in fretta a chiudere le cose. 
Per chiudere la casa. 
Da cui state volando via.  
Non ho ancora capito se è troppo facile. 
O troppo difficile. 

L’ultima tappa di una lunga fuga. 
Poi ti riposerai. 
Come loro non hanno mai fatto. 
E solo di questo li ringrazierai sempre. 
Perché ti hanno sempre insegnato il contrario di quello che andava fatto.

*fuori tema: per chi mi conosce e' il seguito della serie "Driving home for Christmas"

domenica 23 dicembre 2018

LA TORTURA




Io ti vedo e non ti posso avere
io che ti ho tanto amato
e che ho tanto sofferto per te
tu che tanti anni fa mi hai aperto un nuovo mondo
anche insieme al mio amico Vittorio
tu che adesso sei chiuso per neve
e io mi ammazzerei ogni volta che ti vedo e non ti posso avere

domenica 16 dicembre 2018

PRIMO HIIT (e forse ultimo)



Provate questo sui rulli se avete poco tempo.....
però tenete un secchio vicino